giovedì 10 luglio 2008

Time out

Sono un po' stanco.
Parecchi pensieri affollano la mia mente.
Ho tasse da pagare che mi priveranno di ogni avanzo da dedicare a qualcosa di piacevole per i prossimi cinque mesi.
E non ho certo un reddito da pascià.
C'è sicuramente chi ha più pensieri di me.
Ma sto facendo fatica, tanta.
Domani porto papà e cane in campagna.
Poi raggiungerò la mia lei e cercheremo di rilassarci.
Anche lei fa fatica, tanta.
Sommeremo le nostre fatiche in un abbraccio forte e forse staremo un po' meglio.

Scusate lo sfogo.
A settimana prossima.

martedì 8 luglio 2008

Mi è venuta in mente una poesia...

...e me andavo da quella Roma addormentata, da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, quella Roma del volemose bene, annamo avanti, quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei sali e tabacchi, degli erbaggi e frutta, quella Roma dei mostaccioli e caramelle, dei supplì, dei lupini, dei maritozzi colla panna, senza panna, delle mosciarelle

me andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre già chiuse, dove ce voleva ‘na raccomandazione

me andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, quella Roma della circolare destra e della circolare sinistra, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti

me andavo da quella Roma degli attici colla vista, la Roma di piazza Bologna, di Via Veneto, di via Gregoriana, quella dannunziana, quella eterna, quella di giorno, quella di notte, quella turistica, la Roma dell’orchestrina a piazza Esedra, la Roma di Propaganda Fide, la Roma fascista di Piacentini

me andavo da quella Roma che ci invidiano tutti, la Roma caput mundi, del Colosseo, dei Fori imperiali, di piazza Venezia, dell’Altare della patria, dell’Università di Roma, quella Roma sempre col sole estate e inverno, quella Roma ch’è meglio di Milano

me andavo da quella Roma dove la gente orinava per le strade, quella Roma fetente e impiegatizia, dei mille bottegai, de Iannetti, di Gucci, di Ventrella, di Bulgari, di Schostal, di Carmignani, di Avegna, quella Roma dove non c’è lavoro, dove non c’è ‘na lira, quella Roma der còre de Roma

me andavo da quella Roma della Banca Commerciale Italiana, del Monte di Pietà, di …chi cazzo, di campo de’ Fiori, di Piazza Navona, quella Roma che c’hai ‘na sigaretta, e prestame cento lire, quella Roma del Coni, del Concorso ippico, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini, me n’andavo da quella Roma di merda...


http://www.youtube.com/watch?v=v4AqW52tDrU

lunedì 7 luglio 2008

Io sto con il cancro

"Veltroni dica definitivamente una parola onesta e chiara sul tumore che hanno voluto allevare nella sinistra italiana.
Antonio Di Pietro e' un cancro populista e fascistoide, che non e' ne' di destra ne' di sinistra, ma una malattia dalla quale si deve guarire e si puo' guarire cominciando a dichiarare che non si e' piu' disponibili a contrarre alleanze, locali o generali, con l'IdV". Lo afferma Bobo Craxi, nel suo intervento al congresso PS.

«Prima passavo i sabati ad andare a trovare i miei collaboratori malati in ospedale, ora li passo con i miei legali, a preparare le udienze per contrastare i pm che mi attaccano». Silvio Berlusconi parla all’assemblea della Confesercenti e improvvisamente apre il capitolo giustizia. «I giudici ideoligizzati - spiega il presidente del Consiglio - sono una metastasi della democrazia».

Aggiungere qualsiasi commento a quanto ho sopra riportato mi sembra superfluo.

Io sto con il cancro.

mercoledì 2 luglio 2008

Bloggando qua e là...

Oggi sono andato a leggere cosa commentano gli altri, i commentatori filogovernativi. Perchè è sicuramente piacevole trovare le proprie idee rispecchiate a volte per intero, a volte parzialmente, nei blog che considero amici, ma così facendo si corre il rischio dell'autocompiacimento. Così ho spaziato, un po' qua un po' là a leggere quello che scrive laggente, quellaggente tanto invocata dai portavoce di regime, dai direttori delle testate che tanto amiamo.
E ne ho tratto fondamentalmente questa impressione.
Di sicuro è più che mai forte il culto della Berlusconipersonalità. Culto che si alimenta coi metodi che è lui stesso a suggerire. Con un passo in più fatto dagli elettori, che in molti sostengono di averlo votato NONOSTANTE fossero consci che nella sua storia professionale e politica ci fossero delle zone grigie, ma che in virtù del consenso elettorale le zone grigie possono essere tranquillamente bypassate consentendogli di governare per il BENE DEL PAESE.
Credo che in queste poche righe si concentri tutto ciò che dobbiamo conoscere:
Gli elettori di Berlusconi sono un passo avanti a lui. Lui giura sui suoi figli la propria innocenza, mentre LORO sono pronti a perdonargli le malefatte compiute.
Lezione da imparare: Non dobbiamo dimostrare loro che il loro leader è un delinquente. Lo sanno già e gli va bene così.
Indulto, amnistia, sospensione dei processi sono per loro mezzi attraverso i quali si persegue la bontà degli obbiettivi che il leader si è posto. Mali necessari dunque, ma sopportabili.
Al leader deve essere permesso di governare. Qualsiasi azione di impedimento rinforza sempre più la LORO convinzione che egli sia un perseguitato.
Il leader sta lavorando per il bene del paese.
E' la parte più debole di tutto il teorema, a mio avviso. L'unico fattore critico di successo di una iniziativa tesa a screditare il cavaliere.
I suoi sostenitori sono VERAMENTE convinti che stia lavorando nell'interesse del paese. Qui indottrinamento e lobotomia televisiva hanno ottenuto i risultati più alti.
Perciò credo sia opportuno concentrare l'azione di informazione critica sull'inutilità o sulla pretestuosità delle azioni di governo, smantellando poco a poco il castello di sabbia su cui si basa il suo operato. Un esempio per tutti. L'abolizione dell'ICI sulla prima casa. Il ritorno mediatico è stato molto forte. Perchè? Ovvio, nel budget familiare era già contemplata per il mese di giugno una uscita monetaria di 50, 100, 200, 300 Euro a seconda del caso. Improvvisamente quel denaro si è reso disponibile per altri usi. Ciò a livello emotivo ha un impatto forte, anche se razionalmente siamo tutti (forse non proprio tutti) persuasi che quel denaro ci verrà richiesto sotto altre forme, oppure non ci verrà reso in termini di servizi.
E' su questo tipo di apparenze che si basa la credibilità del cavaliere. Un altro esempio, la rinegoziazione dei mutui: Ti abbasso la rata del mutuo. WOW! Figata pazzesca, fa niente se te lo faccio durare uno, due, tre anni in più. Nel frattempo però ti rendo disponibile una quota di reddito maggiore, APPARENTEMENTE.
Insomma, è sulla sostanza delle azione di governo che bisognerà cercare di fare interventi critici che mettano in condizione anche i più fedeli di esprimere qualche dubbio, se si vuole mettere a nudo veramente l'inadeguatezza politica dell'attuale premier.
Sempre secondo la mia testolina malata....

martedì 1 luglio 2008

Matrix era solo un film

C'è un reato abnorme che viene di continuo consumato ai nostri danni da diversi anni a questa parte. Stanno violentando i nostri cervelli, ci stanno deliberatamente fornendo false informazioni per coprire con un velo di apparente gioia e serenità il torbido oceano di nefandezze che vengono quotidianamente perpetrate a danno nostro.
Ormai la menzogna vive di vita propria, si autoalimenta.
Non esiste più vergogna.
Il falso può essere liberamente diffuso senza tema di smentita.
Come su due rette parallele che mai si possono incontrare abbiamo una realtà virtuale condita a puntino da abili strateghi che ci convince ad accettare di buon grado cose che non più di trent'anni addietro non avremmo sopportato per un solo minuto. Sull'altra retta parallela abbiamo un sistema politico-economico che persiste impunito nel condurre a proprio vantaggio iniziative di utilità assoluta per se medesimo e di utilità zero per la grande maggioranza dei cittadini. I quali, anestetizzati da quantità debordanti di sedativi intellettuali, ingoiano fino a saziarsi e volgono gli occhi da tutt'altra parte generalmente alla ricerca di ulteriori overdose di distrazioni.
Siamo tutti sull'orlo di un immenso baratro, in un recipiente colmo di liquami che anche la perfida ultima goccia sembra non fare straboccare mai.
E stiamo per avvertire che ci manca il respiro.
Serve che suoni un allarme, un allarme forte, fortissimo, capace di scuoterci, in grado di squarciare il velo di apparente normalità che avvolge la violenza che di continuo stiamo subendo.
O rischiamo di finire in due possibili modi:
In coma farmacologico, storditi da televisioni che finiranno per inglobarci dentro di esse, o che forse lo hanno già fatto;
O nudi e infreddoliti, sgomenti di fronte a un mondo che ci apparirà nel suo immenso degrado se il velo si squarcia, incapaci di costruirci strumenti per ricominciare a costruire dalle macerie di quel che rimane.
C'è bisogno di rinascimento.
Nel senso più luminoso ed illuminato del termine.
C'è bisogno di uscire dal torpore.
Partendo dal basso, ricostruendo la comunicazione, non lo scontro, tra le persone.

Ma forse sono soltanto un illuso sognatore. E matrix era solo un film.

venerdì 27 giugno 2008

Meditazioni strampalate

Coinvolto dai commenti letti e scritti sui post pubblicati da diversi bloggers che leggo quotidianamente con piacere, ho pensato di riproporre questo mio post scritto nel 2007, nella speranza che qualcuno vi trovi degli spunti di riflessione.





"Siamo così diversi da chi ci governa?"

A volte penso che è troppo comodo considerare la nostra classe politica come qualcosa di completamente a se stante, qualcosa di diverso da noi, e giù a criticare, a giudicare, a inveire, a bestemmiare. Altrettante volte mi chiedo se gli uomini che la compongono siano poi così tanto diversi da chi li elegge.
Non voglio colpevolizzare nessuno, preso singolarmente. Credo nella buona fede di chi si indigna. Così come sono convinto che il politico di professione a certi livelli, ma non c'è bisogno per questo di diventare deputato o senatore, si trovi a vivere in uno strano luna park che è di fatto completamente scollato dalla realtà quotidiana dei comuni mortali, troppo occupati a mettere insieme il pranzo con la cena per non dedicare il poco tempo che resta al rimbambimento collettivo che ci viene quotidianamente regalato dal cosiddetto intrattenimento di massa.
Pensare è faticoso, pensare fa stare male, obbliga a confrontarsi, prima di tutto con se stessi. Quasi nessuno ha più voglia di farlo.
E' più comodo sopravvivere cambiando canale, drogandoci con l'elettronica di consumo, bombardandoci le orecchie con cuffie monoutente allo scopo di star soli, isolati.
Così su chat e commentari vari di blog e di siti siamo in milioni a scrivere. Ma quasi non siamo più capaci di parlare con i nostri genitori, con i nostri compagni, con i nostri figli...
Siamo così sicuri che la classe politica di un paese non sia che una immagine del suo elettorato.
Proviamo a guardare nelle nostre vite di tutti i giorni e a vedere se, in piccolo quanto vogliamo, non ci siano pensieri e azioni che assomigliano terribilmente a quelle tanto stigmatizzate poste in atto dai nostri governanti.
Non voglio difendere nessuno né offendere nessuno, sia chiaro. Ma più di una volta mi sono chiesto se non sia troppo comodo criticare chi abbiamo di fronte evitando accuratamente di guardarci ogni tanto nello specchio della nostra coscienza.
Domani mattina imponiamo a noi stessi di fare cinque cose carine per chi ci sta intorno senza aspettarci nulla in cambio..... Così, per cominciare una piccola rivoluzione...

mercoledì 25 giugno 2008