mercoledì 18 giugno 2008

Così, tanto per prendere fiato

Mi rendo conto che di temi scabrosi da affrontare ce ne sono tanti, e che in tanti scrivete e lo fate meglio di me. Perciò oggi mi dedico ad una inezia, una goccia nel mare di merda che ci circonda e Dio sa se la marea non è sempre più alta.
La regione lombardia ha inviato ad un sacco di contribuenti una lettera in cui si dice che il destinatario non risulta aver provveduto al pagamento del bollo di auto o moto per un dato anno. Si dice anche che, qualora lo avesse invece fatto, deve, gentilmente, provvedere a contattare la regione stessa utilizzando un numero di telefono oppure inviando un fax ad un altro numero provando così di aver pagato.
Ebbene, i due numeri in questione sono degli 199. Pertanto paghi, e salato, il tuo dovere di informare la regione che si sta sbagliando perchè tu hai già pagato.
Chissà chi ha avuto questa brillante idea?
Chissà se per caso chi l'ha avuta riceve qualcosa in cambio da chi incassa i proventi dell'199?
Chissà perchè tutto continua a farmi sempre più schifo...
Non aggiungo altro. Mi sembra che basti.

lunedì 16 giugno 2008

Io, onestamente, comincio ad aver paura...

Il regime sta prendendo forma, corpo e vigore.
Sento traballare diritti e verità.
Percepisco silenzio e omertà che come coltri di nebbia si accingono ad avvolgerci.
Non distinguo con facilità i predatori da coloro che dovrebbero difendere noi, prede designate.
Colgo qua e là sprazzi di resistenza.
Vedo i leoni che sorridono mentre ci dicono di non aver paura, affilandosi i canini e gli incisivi.
Coi prezzi ci stanno mettendo in ginocchio, col manganello ci daranno il colpo, con edulcoranti show televisivi allieteranno la nostra lobotomizzata convalescenza.
Io, onestamente, comincio ad avere paura...

martedì 3 giugno 2008

Silenzio...

Ogni sera il mio ottuagenario papà ed io discutiamo di attualità, esprimiamo commenti sui fatti che la cronaca riporta. Da quando frequento la rete mi permetto di aggiungere ai commenti di grande diffusione, quelli della tv per intenderci, qualche voce fuori dal coro raccolta in internet o elaborata sulla scorta di tutto il materiale di informazione che solo in rete è disponibile.
Ebbene ho notato una cosa.
Fino a che di rete si parlava poco, quando una voce fuori dal coro riusciva a raggiungere il palcoscenico televisivo succedeva che in un contraddittorio fortemente sbilanciato la voce veniva confutata, coperta spesso di ridicolo, sminuita del proprio fondamento, magari anche messa a tacere. Comunque quel poco tempo in cui aveva avuto visibilità metteva in condizione l'osservatore arguto di trarre uno spunto di approfondimento. A prescindere dal risultato in ogni caso alla voce fuori dal coro veniva offerta una piccola opportunità per essere ascoltata e valutata.
Ora, da qualche tempo a questa parte, ho notato che la situazione è cambiata.
La confutazione non esiste più.
I mezzi di manipolazione di massa probabilmente hanno compreso e fatto propria una nuova strategia che rischia di essere vincente. Hanno capito che se si confuta qualche cosa, per il fatto stesso di confrontarsi con il pensiero diverso, lo si carica di potenziale autorevolezza e credibilità. Hanno perciò valutato che è preferibile non confutare un bel niente e passare il tutto sotto silenzio. O meglio, io la cosa te la faccio anche dire, ma non sto a perdere tempo a dimostrarti che è sbagliata. Molto più semplicemente ci passo sopra, la copro con altri discorsi, la faccio scivolare via nel corridoio di uscita del disinteresse. Se non ci costruisco sopra una polemica, stai tranquillo che sarà molto più facile che, passato qualche minuto, nessuno si ricordi più che cosa è stato detto.
Così per le notizie. Me ne sono accorto oggi cercando tracce della sentenza del consiglio di stato in merito alle concessioni a Europa Sette. Difficilissimo trovare qualche cosa senza imbarcarsi in ricerche piuttosto laboriose. Come una dimostrazione non richiesta: molto meglio passare sotto silenzio l'intera vicenda, non tornarci più sopra, pensare che ci sono questioni più importanti ed urgenti. In pratica una verità palese che nessuno si degna di sconfessare, accompagnata dall'informazione-manipolazione che all'unisono sostiene una tesi diversa senza citare mai la verità scomoda allo scopo di demolirla, diventa da sola una verità-non verità frutto della follia di chi la sostiene, perché non è possibile che le cose stiano così se tutti, ma proprio tutti si comportano come se non la avessero nemmeno sentita.
Perché le bugie hanno le gambe corte, ma più le racconti e più le gambe crescono. E a te il naso. Ma poi con una rinoplastica zac, te lo fai accorciare...
Tutto questo rende molto più difficoltosa la vita al commentatore polemico costruttivo. Perché deve imparare ad essere paziente e arguto. Deve imparare a costringere l'avversario alla confutazione. Deve diventare aggressivo senza però innescare la lite. E mettere in scacco l'interlocutore facendogli saltare lo schema del silenzio.
E allora zitti zitti non riflettere non discutere...

Cercare di capire...

IL CONSIGLI DI STATO BOCCIA MEDIASET MA RINVIA A MINISTERO
(sintesi Reuters delle 4 sentenze del Consiglio di Stato)


Il Consiglio di Stato ha emesso sabato scorso 4 sentenze sul caso, consultabili da oggi sul suo sito. La principale di queste respinge il ricorso di Rti (Mediaset) contro una sentenza del Tar del 2004 che dava ragione a Europa 7 contro una nota interpretativa del ministero che rinviava l'assegnazione delle frequenze analogiche ad un "piano nazionale delle frequenze" da emanare di concerto con l'Autorità per le comunicazioni. Secondo il Tar era compito del ministero assegnare le frequenze per rendere operativa la concessione della licenza a trasmettere oppure di revocare la stessa licenza.

La suprema corte amministrativa ora rinvia al ministero l'ottemperanza di tale obbligo al quale si aggiunge il rispetto della sentenza della Corte Ue alla quale il Consiglio di Stato aveva nel frattempo posto le questioni di cui sopra.

Un'altra sentenza emessa sempre sabato boccia anche un ricorso di Europa 7 contro la stessa sentenza del Tar nella parte che dichiarava valido il titolo abilitativo provvisorio a trasmettere concesso a Rete4 dal ministero nel '99, ai tempi sempre del governo D'Alema.

In sintesi: il governo ha concesso a Europa 7 una licenza a trasmettere, ma non ha poi provveduto subito a concedergli anche le frequenze in attesa di un piano nazionale delle frequenze non approntato né dal governo D'Alema né da quelli successivi.

Nel frattempo, nel 2004, è intervenuta la riforma Gasparri in alcuni aspetti giudicata dalla Commissione Ue contraria alla normativa comunitaria compreso il nodo della differenza fra concessione della licenza e concessione delle frequenze.

Ora tocca al ministero rispondere alle varie eccezioni sollevate.

Traduzione de "Il Giornale"

«Rete 4 va avanti tutta». Il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, è soddisfatto della sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso in appello di Europa 7 contro la sentenza del Tar Lazio nella quale si dichiarava «inammissibile e irricevibile» il ricorso di primo grado volto all’annullamento dell’autorizzazione alla radiodiffusione tv di Rete 4.
L’emittente del gruppo Mediaset, ha aggiunto Confalonieri nel corso del Festival dell’Economia di Trento, «non è mai stata in dubbio, come abbiamo sempre sostenuto». La battaglia parlamentare sulla questione, quindi, è una «batracomiomachia», una contesa inutile. «Il signor Di Pietro ha cavalcato una causa che sapeva non essere nei termini che diceva», ha puntualizzato Confalonieri rispondendo anche a uno spettatore che lo contestava. «Berlusconi - ha detto - è proprietario solo di un terzo di Mediaset che per due terzi è dei fondi di investimento. Si può dire che non vada bene che uno faccia il presidente del Consiglio e abbia quote in una tv, però gli elettori hanno votato per tre volte questo signore».
Ma Antonio Di Pietro non ha rinunciato al ruolo di ultimo paladino dell’antiberlusconismo militante. «Ecco la ragione per cui Berlusconi voleva in fretta e furia inserire nel decreto l’emendamento “salva Rete 4”. Sapeva che di lì a qualche giorno poteva uscire la decisione che riconferma e impone al governo italiano di adeguarsi alla sentenza dell’Europa per la redistribuzione delle frequenze televisive. In un Paese normale, solo per questo fatto, sarebbe stato chiesto l’impeachment per il presidente del Consiglio», ha dichiarato il leader Idv.
I fatti anche questa volta non paiono dargli ragione. E non solo perché il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso dell’emittente di Francesco Di Stefano, ma anche perché i giudici di Palazzo Spada, relativamente ad altri ricorsi, hanno stabilito che è il ministero dello Sviluppo economico a doversi pronunciare sull’assegnazione delle frequenze in base a quanto sancito dalla Corte Ue lo scorso gennaio con la sentenza nella quale si metteva in luce la mancanza di «criteri obiettivi e trasparenti» per la loro attribuzione.
«Il ministero da me rappresentato - ha assicurato il sottosegretario Paolo Romani titolare della delega alle Comunicazioni - si muoverà non appena le motivazioni della sentenza avranno chiarito i termini esatti della questione e lo farà in coerenza con quanto richiesto dall’Europa». Romani, sottolineando come sia stata chiusa «l’annosa questione» di Rete 4, non si è pronunciato su un’altra decisione del Consiglio di Stato, ovvero il rinvio all’udienza del 16 dicembre 2008 per l’esame di merito della domanda di risarcimento di Europa 7 che è stata parzialmente accolta (in origine l’emittente di Di Stefano chiedeva 2 miliardi in caso di ottenimento delle frequenze e 3 miliardi senza; ndr). Respinto, invece, il ricorso di Di Stefano relativo a 7 Plus, tv «bocciata» nella gara indetta dal ministero delle Comunicazioni nel 1999. Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha invece annunciato per martedì prossimo l’insediamento di una commissione tecnico-giuridica per dar seguito alla sentenza del Consiglio di Stato resa nota ieri.

Nota dell'autore di "Gentilezza"


Dalla mia poca, pochissima, cultura in tema di giustizia deduco:

- Che in Italia è lecito dire tutto e il contrario di tutto con eguale autorevolezza, se ci si chiama Confalonieri e si ha un microfono amico di fronte alla bocca. (Ovviamente non solo il cognome Confalonieri vale come pass all area per dire quel che si vuole)

- Che al di là di come finirà la questione alcune conseguenze sono già segnate:
Se a Europa 7 andrà un lauto risarcimento, lo pagheremo noi;
Se l'Italia subirà una sanzione, la pagheremo noi;

- Che sarà anche un argomento meno importante rispetto ad altri quali la monnezza, la camorra, la mafia, le famiglie che non tirano fine mese, la benzina e il gasolio a tremila lire al litro e chi più ne ha più ne metta... Ma c'è un filo, anzi un cordone grosso ruvido e nodoso che lega tutte queste tematiche. E com'è come non è ci passa sempre attraverso, a noi intendo.

E brucia, Dio mio come brucia...



Ed ora basta parlare di rete4, che c'è da fare il nuovo Cda Rai...


mercoledì 28 maggio 2008

Lo Stato ha condonato i propri Monopoli!

Questo post è stato pubblicato da Generazione V. Mi sono permesso di copiarlo e incollarlo sul mio blog affinchè chi mi viene a trovare abbia modo di leggerlo.

http://generazionev.blogspot.com/



Dal Secolo XIX:

1 ottobre 2007

«C’è il mio impegno: non ci sarà alcun condono tombale». Parola di Romano Prodi che dopo mesi di pressing così rispose finalmente alla lunga inchiesta del Secolo XIX (le tappe in sintesi) sui 98 miliardi richiesti dalla Corte dei conti alle società concessionarie delle slot machine.

14 maggio 2008
SILENZIO generale. L’accordo è stato siglato, ma nessuno se n’è accorto. I Monopoli e le società concessionarie delle slot machine hanno firmato la nuova convenzione. Il punto chiave? Non è prevista alcuna penale in caso di tardato pagamento del Preu (Prelievo Erariale Unico), la tassa del 12 per cento sulle cifre incassate. In parole povere: se le società non pagheranno per tempo l’imposta prevista per ogni giocata... non succederà niente. È stata di fatto abolita la sanzione che aveva portato la Corte dei Conti a chiedere alle società concessionarie (ma anche ad alcuni funzionari dei Monopoli, tra cui il numero uno, Giorgio Tino) il pagamento di oltre 90 miliardi di euro di cui ha parlato il Secolo XIX in una lunga inchiesta.

Per il futuro non sarà prevista alcuna sanzione, quindi. Proprio quello che desideravano le concessionarie. Ma questo, forse, è il meno. La nuova convenzione potrebbe privare lo Stato degli oltre novanta miliardi richiesti dalla Corte dei Conti. Una fonte del Secolo XIX lo aveva previsto chiaramente: «Se fosse abolita la sanzione per il futuro, probabilmente anche le somme richieste per il passato sarebbero cancellate o almeno rimodulate».

Che cosa significa? Quasi certamente decine di miliardi di incasso in meno per i Monopoli. Ma non basta. Le società segnano un altro punto a loro favore: Amedeo Laboccetta, figura di spicco di Alleanza Nazionale in Campania, è stato eletto alla Camera. Bene, Laboccetta è il legale rappresentante della Atlantis, la società concessionaria di slot-machine che più di ogni altra sarebbe debitrice allo Stato: 31 miliardi e mezzo di euro, l’equivalente, per intendersi, di sei volte il Pil di una nazione come lo Zimbabwe.

Adesso, visto che gli stessi Monopoli hanno rinegoziato le penali, le nuove convenzioni potrebbero spalancare le porte a un clamoroso colpo di spugna. Del resto l’ipotesi era emersa chiaramente quando molti protagonisti dello scandalo slot-machine erano sfilati davanti alle commissioni parlamentari. Maggioranza (allora centrosinistra) e opposizione (centrodestra) avevano sostenuto le ragioni delle concessionarie. L’ex vice-ministro dell’Economia, Vincenzo Visco, si era rifiutato di fornire una qualsivoglia spiegazione dell’accaduto ai cronisti del Secolo XIX: «Con voi non parlo perché non mi siete simpatici», aveva liquidato la questione.

Il nuovo testo della convenzione è il risultato dell’intesa raggiunta tra Aams e i Concessionari ed è il frutto di un confronto tra le parti, sottoscritto nelle settimane scorse. Un accordo importante, importantissimo per il mondo del gioco, ma anche per le casse dei contribuenti. Eppure nessuno, o quasi, ne ha saputo nulla.


Liberamente tratto da un articolo del Secolo XIX

martedì 20 maggio 2008

Ricominciamo.......

MILANO (Reuters) - L'avvocato del premier Silvio Berlusconi, il deputato del Pdl Niccolò Ghedini, ha negato oggi che il suo cliente intenda approfittare di una norma che permette di chiedere a posteriori il patteggiamento e che dovrebbe essere approvata domani dal Consiglio dei ministri insieme al decreto sicurezza.

La norma ha sollevato critiche dall'opposizione, che ha accusato Berlusconi di aver utilizzato il contenitore del pacchetto sicurezza per inserire una regola "ad personam" che potrebbe tornargli utile nell'ultimo dei processi in cui il premier è imputato davanti al tribunale di Milano con l'accusa di corruzione in atti giudiziari dell'avvocato britannico David Mills.

"E' una pazzia, nessuno dotato di un minimo di buon senso può pensare che vogliamo patteggiare (nel processo Berlusconi-Mills)", ha detto oggi Ghedini ai cronisti. "Vogliamo che Berlusconi venga assolto. Dire che questa legge è praticamente fatta ad hoc per noi è una speculazione politica indecorosa", ha aggiunto l'avvocato del premier.

La norma, contenuta nel decreto sicurezza che sarà approvato domani durante una seduta del Consiglio dei ministri che si terrà a Napoli, prevede la possibilità per chi è imputato per reati commessi prima del 31 dicembre 2001 di chiedere la sospensione del dibattimento per due mesi per valutare se richiedere il patteggiamento, anche qualora il processo sia già in fase avanzata di dibattimento.


DOMANDA: ALLORA PER CHI E'?

giovedì 15 maggio 2008

Una sensazione...

Non vorrei essere profeta ma nella mia mente si è materializzato uno scenario che ritengo si possa in futuro realizzare nel palcoscenico politico del nostro paese.
Basandomi su quanto mi è stato possibile analizzare delle strategie poste in essere dai vari attori politici rappresentati nell'attuale parlamento ho la seguente impressione:
Il popolo della libertà ha un idem sentire piuttosto forte nel suo asse Forza Italia - AN;
Non vedo la stessa coesione con la Lega;
Credo che in alcuni contesti Berlusconi metterà la Lega in condizione di dissentire, in quanto non credo che sarà data la precedenza che la Lega si attende ai contenuti del proprio programma elettorale;
La Lega sarebbe in grado, come lo fu in passato, di mettere in crisi il governo.
Ebbene credo, e in un certo senso temo, che Berlusconi stia coltivando (e probabilmente abbia cominciato a coltivare già in campagna elettorale) un rapporto subdolo con il PD che in eventuali momenti di crisi dell'esecutivo possa rappresentare un autentico asso nella manica del Cavaliere. Ovvero, dove mancasse l'appoggio della Lega il PDL potrebbe per incantesimo trovare i voti del PD a fargli da salvacondotto. Con sommo rammarico della Lega, suppongo.
E' da questo scenario che mi appare evidente il ruolo fondamentale e strategico che assume l'opposizione trasparente e per nulla ipocrita che sta dichiarando L'Italia dei Valori di Di Pietro.
Di Pietro sta assumendo una grande responsabilità: Di opposizione all'asse di governo uscito vincitore dalle elezioni; E di garanzia su un atteggiamento politico sensato e a prova di "inciucio" dell'asse che è uscito dalle elezioni sconfitto. E il PD deve capire che si sta giocando ogni possibilità di sopravvivenza, perché se non dovesse fare in modo che siano risolte importanti questioni (informazione e TV, conflitto di interessi, Leggi per gli amici degli amici...) allora ci sarebbe Italia dei Valori a non lasciare passare impuniti o peggio sconosciuti tali comportamenti.
Come si vede, se questo scenario è plausibile, il ruolo di Italia dei Valori è fondamentale, più di quanto i suoi numeri in parlamento possano apparire.
Per questi motivi credo che tutti i cittadini abbiano, a prescindere dalla propria appartenenza politica, il dovere di sperare che Di Pietro e i suoi mantengano la posizione che in questi giorni stanno delineando. Perché è una garanzia che in Italia si facciano gli interessi dei cittadini tutti, e non dei gruppi di potere consolidati. Sempre loro e sempre quelli.